A S. Maria Maggiore la veglia in preparazione alla canonizzazione di don Spinelli

Nella basilica in cui nel 1875 il giovane don Francesco "sognò" la nascita delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento
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È nella basilica di S. Maria Maggiore, a Roma, che nel pomeriggio di sabato 13 ottobre hanno preso ufficialmente il via le celebrazioni per la canonizzazione di don Francesco Spinelli, il fondatore delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda. Alle 17.30 la veglia di preghiera nella quale, attraverso brani evangelici e testi del sacerdote bergamasco, si è riflettuto sul mistero dell’Incarnazione e il dono dell’Eucaristia. I due elementi che ispirarono Spinelli per la nascita nell’istituto religioso.

Proprio in questa basilica, davanti a quella che la tradizione vuole sia la culla di Betlemme, nel dicembre 1875 – forse il giorno di Natale – il 22enne sacerdote novello sognò delle donne consacrate dedite alla contemplazione del mistero eucaristico. Proprio da questo elemento ha preso spunto il vescovo Napolioni iniziando l’omelia della Messa che ha fatto seguito alla veglia. Il Vescovo ha ricordando proprio le parole di Spinelli:

«Mi sono inginocchiato davanti ad essa (la culla di Betlemme, ndr), piansi, pregai e, giovane allora, sognai uno stuolo di vergini che avrebbero adorato Gesù in sacramento».

Proprio questi tre verbi sono stati il filo conduttore della riflessione del vescovo di Cremona.

Quel pianto giovanile di don Spinelli – conosciuto da tutti per il suo sorriso, nonostante le molte amarezze provate durante il suo ministero – è stato lo spunto per guardare ai giovani di oggi e alle loro scelte di vita, nel contesto anche del Sinodo, in corso a Roma proprio in queste settimane. «Quanti giovani – ha affermato – oggi chiedono di essere aiutati a decifrare la propria sete di vita. Per non spegnerla in fretta». E ha proseguito:

«Affido a quelle potenti lacrime del nostro giovane Santo la ricerca di senso di tanti ragazzi e ragazze, il percorso vocazionale dei seminaristi e delle Adoratrici di domani, la bellezza delle coppie di innamorati che cercano una roccia su cui costruire un futuro di feconda fedeltà».

Poi un passaggio sulla preghiera, «fruttuosa, perché plasmata dall’assidua meditazione del Vangelo» e che «non obbedisce a piccoli interessi umani», ma è «preghiera senza calcolo, che vince la paura, e che si lascia dilatare dallo Spirito Santo, dato da Dio per concepire anche in noi la presenza di Gesù, risorto e vivo».

Senza tralasciare quel sogno che, di fronte al mistero dell’Incarnazione, portò a una speciale sequela che scaturisce proprio da quel Bambino che si è fatto pane spezzato e ha dato la propria vita per l’umanità. Così come richiama con evidenza il mosaico che nella casa di spiritualità delle Adoratrici a Lenno, sul lago di Como, caratterizza la meravigliosa cappella “Adorationis mysterium”. Realizzata nel 2007 da padre Marko Ivan Rupnik e che presenta la scena del presepio con un richiamo evidente al Calvario, in quella particolare culla che già prefigura la morte in croce.

«Se anche noi non avremo paura di piangere, pregare e sognare, come ha fatto il giovane don Francesco – ha concluso il Vescovo – gusteremo la verità delle parole del Salmo: “Si è manifestata ai tuoi servi la tua opera… rendi salda per noi l’opera delle nostre mani… e gioiremo per sempre”».

Accanto al vescovo Napolioni hanno concelebrato il vescovo emerito Dante Lafranconi e mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo (terra d’origine di don Spinelli), insieme anche ad alcuni altri presuli dei Paesi in cui le Adoratrici operano.

In prima fila, naturalmente, c’erano le «figlie» di don Spinelli, insieme a tanti amici dell’Istituto: molti dei quali provenienti dalla diocesi di Cremona e dalle altre parti d’Italia dove le Adoratrici sono presenti. Ma – nonostante le difficoltà ad ottenere i visti – in tanti sono giunti a Roma anche dai luoghi di missione delle suore cremonesi, presenti ormai in varie parti il mondo.

Emozionato, all’inizio della celebrazione, il saluto della superiora generale, madre Isabella Vecchio, che ha ha voluto ricordare come «Da quel giorno l’Eucarestia celebrata e adorata è al centro di ogni Adoratrice, di ogni giornata, di ogni attività, perché anche ogni piccola cosa sia espressione di un eccesso d’amore di Dio».

Dopo la Messa un vero e proprio pellegrinaggio alla culla di Betlemme. Con una sorta di arrivederci a lunedì. All’indomani della canonizzazione, infatti, il vescovo Napolioni presiederà ancora in questa basilica la Messa di ringraziamento per il nuovo santo.

A breve i contributi audio

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