A S. Maria Maggiore la Messa di ringraziamento dopo la canonizzazione di don Spinelli

La celebrazione, presieduta dal vescovo Napolioni nel luogo dove il Santo sognò la nascita delle Adoratrici, ha chiuso ufficialmente il pellegrinaggio nell'Urbe
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«Portiamo ancora negli occhi e nel cuore la grande esperienza di fede condivisa ieri (domenica 14 ottobre, ndr) con tutta la Chiesa. E siamo nuovamente qui, nel luogo degli inizi, per ringraziare Dio e riprendere il nostro cammino, in compagnia di un nuovo San Francesco». Con queste parole il vescovo Antonio Napolioni ha aperto l’omelia della Messa di ringraziamento dopo la canonizzazione di don Francesco Spinelli, il fondatore delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda. Una celebrazione che ha avuto luogo nella mattinata di lunedì 15 ottobre a S. Maria Maggiore, dove il giovane Spinelli, da sacerdote novello, ebbe l’intuizione che portò alla nascita delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento.

Mons. Napolioni – affiancato dal vescovo emerito Dante Lafranconi – ha voluto esprimere pubblicamente la sua personale emozione, quale successore del vescovo Geremia Bonomelli che, alla morte di don Spinelli, affermò: “Lo dicevo io che era un santo!”. «Ora lo dice la Chiesa, e lo dobbiamo dire tutti – ha affermato mons. Napolioni -, perché ne venga segnata la nostra vita, che non può uscire indenne dall’incontro coi Santi di Dio. Con un Santo così nostro, soprattutto per le sue Figlie Adoratrici».

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La madre generale delle Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda Isabella Vecchio

La tonalità del “grazie” dopo la Canonizzazione non poteva essere che «squisitamente eucaristica», come ha voluto sottolineare lo stesso Vescovo: «Il Mistero di Cristo celebrato, adorato e servito è davvero il tutto dell’esperienza originale di san Francesco Spinelli. Di quanto ne è scaturito fino ad oggi, e del futuro che lo Spirito ci darà».

Il vescovo di Cremona ha voluto quindi suggerire ai numerosi presenti alcune suggestioni, prendendo spunto dalla conclusione del Salmo 15: “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”.

 

Mi indicherai il sentiero della vita Il ricordo di come, sin dagli anni di Seminario, in tanti intuirono i caratteri peculiari di questo santo è stato l’occasione per un invito a saper andare controcorrente per seguire la strada del bene. «Mentre urlano i prepotenti e i profeti di sventura – ha detto mons. Napolioni – la società ha bisogno di maestri e testimoni di luce, che siano credibili segnali indicatori per il sentiero della vita. Penso soprattutto all’urgenza educativa, che ci chiede di essere a fianco di ogni nuova vita, con una proposta integrale di crescita, che non tema di orientarsi al Sommo Bene. E di fidarsi della Sua Parola».

Gioia piena alla tua presenza Poi il richiamo alla sua personale esperienza contemplativa, con un altro forte monito: «Che lezione per noi che ci riduciamo a contare i minuti della Messa, o che proliferiamo le tante Messe come riti senza un prima e senza un dopo! La vita di san Francesco Spinelli è veramente una Messa continua, in cui l’adorazione non solo precede la missione, ma l’accompagna e sostanzia, impregnandola di amore divino, unica motivazione capace di generare i concretissimi gesti di carità che gli ultimi sempre attendono. Si realizza così un’obbedienza gioiosa, sponsale, a Cristo e al suo corpo che è la Chiesa, con tratti di matura libertà, che anche oggi rendono affascinante la vocazione delle Adoratrici».

Dolcezza senza fine alla tua destra Traendo ancora spunto dalla figura del Santo, il Vescovo ha voluto rimarcare due aspetti per il quale san Spinelli ancora può essere di esempio. «La sua casa a Rivolta era un cenacolo sacerdotale, e tanti preti lo consideravano e amavano come un papà – ha ricordato -. Oggi come allora, non c’è futuro per un ministero solitario, per l’individualismo pastorale. L’unità della Chiesa esige innanzitutto la condivisione e la corresponsabilità tra i suoi ministri. Perché si veda “come è bello che i fratelli stiano insieme” (Sal 133)».

Il secondo aspetto in riferimento alla donna, nei confronti della quale il nuovo Santo ha sempre dimostrato grande stima, ritenendola portatrice di sensibilità e idee, anche diverse dalle sue. «Ha insegnato alle sue figlie – ha detto ancora mons. Napolioni – un senso vivo e adulto di Chiesa e di famiglia, che fa tanto bene ai poveri, ai giovani, a tutti noi. Egli diceva loro: “Sono unito a voi, anzi vivo in voi”, e questo atto di fiducia nelle donne è oggi più necessario che mai. Un’altra frontiera su cui il Santo ci precede».

Ascolta l’audio dell’omelia

A caratterizzare la celebrazione, che ha chiuso ufficialmente la tre giorni di pellegrinaggio romano, la presenza di una reliquia del nuovo santo, portata in processione e che ha ricevuto la venerazione dei tanti fedeli presenti.

A tutti loro, insieme ai vescovi presenti, è andato il ringraziamento della superiora generale, madre Isabella Vecchio, che ha rivolto alcune parole finali, anche a nome del Consiglio dell’Istituto di Rivolta d’Adda. Non è mancato un pensiero per le religiose anziane e ammalate che hanno seguito il grande evento romano in comunione spirituale.

Prima di lasciare la basilica tutti i pellegrini hanno sostato in preghiera davanti a quelle che la tradizione vuole siano le reliquie della culla di Betlemme, consci che san Francesco Spinelli oggi non sia più solo delle Adoratrici, di Rivolta d’Adda e della Diocesi di Cremona, ma dell’intera Chiesa.

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