A Cremona il mese mariano aperto ufficialmente con il pellegrinaggio cittadino alla Santa Casa

Il vescovo Napolioni ha affidato alla Vergine, insieme alla città, la conclusione del Sinodo diocesano dei giovani
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Un gesto semplice, di un popolo di figli che cerca la madre e con lei trova l’orientamento della propria vita. Il vescovo Napolioni ha voluto riassumere così il pellegrinaggio mariano dalla Cattedrale al santuario lauretano presso S. Abbondio che nella serata di mercoledì 2 maggio come tradizione a Cremona ha aperto il mese mariano.

Un gesto di omaggio e di affidamento. Per questo il Vescovo che, al termine della serata, dopo aver posto ai piedi della statua della Madonna Nera un mazzo di fiori e, insieme al sindaco Gianluca Galimberti, un cero, ha invocato l’intercessione della “madre del Risorto e dell’Umanità”, “madre di tutti”, “madre di speranza”. In particolare mons. Napolioni ha affidato a lei la Città, la Chiesa cremonese, il Seminario, le comunità religiose e quelle familiari. E non è mancata neppure una attenzione tutta particolare per i giovani, chiedendo a Maria di accompagnare la conclusione del Sinodo diocesano.

La serata era iniziata alle 21 in Cattedrale, da dove, dopo la liturgia della luce, tutti si sono messi in cammino verso S. Abbondio. Il maltempo dell’intera giornata e la serata fredda non hanno scoraggiato i cremonesi: in molti, infatti, non hanno voluto disertare a questo tradizionale momento mariano ad apertura del mese di maggio.

Insieme a mons. Napolioni il vescovo emerito Dante Lafranconi, i sacerdoti della città e i seminaristi, il folto gruppo delle religiose e i laici. E in fascia tricolore, a rappresentare ufficialmente la città, il sindaco Galimberti.

Attraversate piazza del Comune e largo Boccaccino, la processione è proseguita per via Mercatello, corso Mazzini, corso Matteotti e vicolo Lauretano, sino a sbucare in piazza S. Abbondio. Un cammino percorso pregando il Rosario, guidato dal parroco don Andrea Foglia.

A S. Abbondio, prima dell’omaggio alla Vergine lauretana, ha preso la parola il Vescovo, che ha invitato ciascuno ad accogliere la Parola del Signore con la stessa disponibilità di Maria. “Nel segno della luce”: nella consapevolezza che “noi siamo la luce del mondo, poiché Egli è luce del mondo”. E così se da un lato si può correre il rischio di velare questa luce, dall’altro c’è anche la grande possibilità di rivelarla rispecchiandola.

Nelle parole del Vescovo, dopo il riferimento al brano evangelico che ammonisce dal nascondere la luce sotto il moggio, una riflessione proprio a partire dal tema della luce. Non quella artificiale che, guardando il mondo dal cosmo, rappresenta la geografia della ricchezza contrapposta alla povertà; ma la luce naturale, della gente semplice, di chi lotta per vita e giustizia, splendendo senza far rumore. E da qui alcuni verbi, su cui mons. Napolioni ha riflettuto: fare luce, portare alla luce, mettere in luce, venire alla luce e far venire alla luce. E qui l’invito a imparare a “generare anche ciò che non è nostro”, come Maria, con l’augurio di una vita vissuta nella trasparenza e nelle quale risplenda la luce delle buone opere che portano immensamente frutto.

Al termine della celebrazione, che è stata accompagnata con il canto dal Coro Sicardo diretto dal maestro Fulvio Rampi, i fedeli presenti hanno fatto un’ultima sosta alla Santa Casa.

 

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L’origine del Santuario

Nel 1625 il Consiglio Generale di Cremona decretò che la città fosse posta sotto la protezione della Vergine Lauretana di S. Abbondio. L’anno precedente, per volere del giureconsulto Gian Pietro Ala, si iniziò la costruzione del santuario riproducendo la Santa Casa custodita a Loreto. Nel 1630 l’effige della Vergine Lauretana fu portata per le vie della città in una grande processione in cui si invocò la sua protezione per la liberazione dalla peste. Risale al 1634 la prima incoronazione della statua; il 17 agosto 1732 si svolse un’altra importante celebrazione quando il Capitolo Vaticano la incluse tra le Madonne riconosciute come “coronate”.

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