A Casa Paola festa dei popoli nel ricordo dell’abbraccio tra Papa Francesco e padre Zambotti

Ad aprire la mattina una intensa riflessione sul tema dell'accoglienza e della povertà da parte del religioso camilliano fondatore delle Tende di Cristo
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Giornata di festa domenica 9 luglio a Rivarolo del Re, presso Casa Paola, con l’evento “Famiglia dei Popoli”, organizzato dall’associazione “La Tenda di Cristo”, la parrocchia di Rivarolo del Re e la cooperativa “Nonsolonoi”.

Immersa nella campagna rivarolese, Casa Paola è un’ex cascina fatiscente rimessa a nuovo, dove sono accolti tutti coloro i quali sono vissuti da varie solitudini; addobbata per l’occasione con bandiere, stendardi e drappelli colorati, è un punto di riferimento per emergenze, profughi, abbandonati, sfrattati e altre situazioni di particolari necessità e povertà.

A dare il via alla festa, a metà mattina, dopo aver accolto e salutato gli amici, alcuni provenienti persino da Vicenza, il responsabile padre Francesco Zambotti con la toccante testimonianza “L’accoglienza nelle Tende di Cristo”. «Durante l’incontro che ho avuto con il Papa a Bozzolo mai avrei pensato di poterlo abbracciare – ha testimoniato commosso padre Francesco, mostrando ai presenti, nella gremita sala riunioni, la fotografia che ritrae l’abbraccio fraterno nella chiesa di San Pietro lo scorso 20 giugno -. Mi sono sentito accolto dalla Chiesa, la cui sintesi è il Papa, il quale vive nella dimensione sociale, perché è dalla parte dei poveri».

«Francesco, benedici me e i miei poveri» furono le dirette ed efficaci parole che padre Zambotti rivolse al Pontefice, aspettandosi che quest’ultimo gli desse la benedizione; Papa Francesco, invece, lo abbracciò. «Lui mi ha accolto e io ho accolto lui, perché l’abbraccio si dà tra due persone – ha proseguito padre Francesco nel più assoluto silenzio della sala, colmo di ascolto, attenzione e riflessione –. È un’appropriazione nel senso più libero. Più uno è libero, più può fare accoglienza».

«È la Tenda di Cristo che accoglie i poveri» aggiunse il vescovo Antonio Napolioni per illustrare a Papa Francesco di che si trattasse. «La chiave di volta è stata la parola “poveri” – ha spiegato padre Zambotti -. Accogliere la persona non è solo cordialità o attenzione all’altro, ma l’uomo che s’incontra con l’uomo. La scintilla creatrice attraverso la quale siamo chiamati all’esistenza c’è in ogni uomo ed è sempre esistita nella mente di Dio. Accogliere le persone è difficile, perché bisogna divenire persone libere. Le dipendenze quali alcol, fumo, droga ecc. hanno rubato la libertà. Ma tutti noi possiamo crescere in un abbraccio vero, non finto, che è sigillo che si muove e diventa accoglienza nelle Tende, ciascuno per quello che è. Questo concetto di accoglienza si allarga e diventa realtà viva dentro di noi. Anche se, in mezzo a tutte le cose che dobbiamo fare, diventa molto difficile divenire un dono per l’altro, sempre nella libertà di chi lo accetta e di chi, invece, lo rifiuta. L’abbraccio è tutto da inventare. Come cristiani dobbiamo ritrovare lo stupore. Lo stupore dell’amicizia che va da zero a cento. Il valore dell’amicizia è accoglienza. L’amore è il volersi bene. Dio è Amore. Noi possiamo solo recuperare briciole di amore e spalmarle. Per realizzare rapporti ci vuole tempo e occasione. La vita si trasforma in dono che va e che torna. In questo dono si esaudisce l’accoglienza umana».

«Ma esiste un limite all’accoglienza? – si è interrogato un uditore – E se sì, qual è?». «Il limite è il tempo, l’impreparazione, l’incapacità di affrontare una certa problematica, per la quale poi si rimanda ad esempio allo psicologo, la genuinità che ci porta a fermarci, perché c’è in mezzo il gioco della libertà interiore ed esteriore – ha risposto esauriente padre Francesco -. L’accoglienza non è di Dio onnipotente, ma gioca l’incontro con generazioni, storicità, mentalità. Il riconoscere i bordi non è un fallimento, anzi. È bello anche dire “non ho più carte da giocare”. Il limite è il risultato dell’onnipotenza dell’impotenza. Diversamente, la superficialità è una diga che blocca tutto».

Dopo l’appassionante testimonianza di padre Francesco, nella chiesetta adiacente alla sala riunioni è stata celebrata la Messa, animata dal coro giovanile “Joy Voices” di Casalmaggiore, per l’occasione diretto dalla prof.ssa Chiara Zani.

Successivamente, sotto il porticato esterno allestito con panche e tavoli, il pranzo multietnico a buffet, in stile comunitario, dove ogni commensale ha portato qualcosa da condividere.

Nel pomeriggio “La moda della solidarietà”: sfilata con prodotti della bottega Equosolidale di Casalmaggiore e borsette prodotte dai volontari di Casa Paola. La bella giornata di festa si è così conclusa all’insegna dell’allegria con musiche, canti e danze multietniche sul palco predisposto sotto il porticato.

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