A Caravaggio il pellegrinaggio diocesano nel segno di malati e sofferenti

Domenica 24 settembre al Santuario di S. maria del Fonte presieduto dal vescovo Napolioni, che al termine ha aperto il pellegrinaggio dei giovani della Zona 1

Un unico caldo abbraccio nella basilica di S. Maria del Fonte di Caravaggio: così, stringendosi un po’ sui banchi e seguendo la preghiera anche dal piazzale del Santuario, domenica 24 settembre si è celebrato l’annuale pellegrinaggio diocesano presieduto dal Vescovo all’inizio del nuovo anno pastorale.

Insieme al vescovo emerito Dante, al vicario generale don Massimo  Calvi e a don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la pastorale e per il clero, una folta rappresentanza di parrocchie e la solerte premura dei volontari dell’Unitalsi: una trentina di dame e barellieri – tra cui un bel gruppo di giovani – che hanno consentito a tanti ammalati e anziani di partecipare con commovente devozione alla preghiera comune.

Un segno di particolare attenzione che quest’anno si è voluto riservare alle membra più sofferenti e fragili delle nostre comunità, proprio all’inizio di un anno pastorale che si preannuncia particolarmente impegnativo, anche in relazione ai numerosi cambiamenti in atto alla guida delle parrocchie, all’avvio di dodici nuove Unità pastorali e alla complessiva ristrutturazione delle Zone sul territorio diocesano.

La giornata di fine settembre, iniziata sin dal mattino per i volontari Unitalsi nell’accoglienza dei malati presso il Centro di spiritualità attiguo al Santuario, è stata clemente dal punto di vista meteorologico, e ha favorito l’afflusso dei pellegrini.

Alle 15.30, dinanzi all’immagine di Maria nel Sacro Speco, ha avuto inizio la liturgia comunitaria con il Rosario. Toccante la devozione del popolo credente e densa di commozione la voce dei malati invitati a condurre a preghiera dinanzi alla numerosa assemblea.

Al termine della preghiera mariana il Vescovo Antonio ha presieduto la solenne concelebrazione, sempre in basilica, con una quarantina di sacerdoti concelebranti.

Nel corso della liturgia si è rinnovata – nel segno dell’aspersione con l’acqua del Fonte – la memoria del privilegio accordato alla nostra Chiesa dalla materna vicinanza di Maria. Il vescovo Antonio lo ha ricordato nella sua riflessione, dopo l’ascolto del Vangelo.

E al termine della concelebrazione ha voluto ringraziare i volontari dell’Unitalsi e tutti i presenti – ammalati e familiari – per avere vissuto all’inizio dell’anno pastorale un momento di sereno e confidente abbandono alla volontà di Dio. Proprio la condizione che – più di altre – gli ammalati e gli anziani sperimentano per la loro situazione di dipendenza e, spesso, di dolore.

Nella cornice assunta quest’anno dal pellegrinaggio diocesano mons. Napolioni ha colto, e proposto alle comunità cristiane presenti, l’invito ad affrontare i disagi e le fatiche legati alle novità del presente con un maturo spirito di fede, e con lo stile di Maria: portare nel cuore e meditare le meraviglie di Dio, che fioriscono nel mistero.

Cordiale e prolungato saluto i fedeli e gli ammalati presenti hanno riservato ai due vescovi all’uscita dal Santuario, nonostante qualche goccia di pioggia  abbia accelerato la partenza di molti.

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L’incontro dei giovani della Zona 1

Vicino al Santuario, presso la croce collocata tra gli alberi nel cortile esterno, si è invece radunato un gruppo di giovani delle parrocchie della Zona 1 che, con il vescovo Antonio e con i sacerdoti assistenti degli oratori, hanno voluto dare inizio al cammino catechistico loro riservato in questo nuovo anno pastorale. Recuperando i segni e le parole di san Giovanni Paolo II nella sua visita a Caravaggio 25 anni fa, con la stessa grande croce utilizzata in quella veglia memorabile, hanno percorso simbolicamente il viale del Santuario per raggiungere l’oratorio della parrocchia di Caravaggio.

Anche per i giovani, quindi, un pellegrinaggio si apre, nella prospettiva del Sinodo del prossimo anno: chiare metafore di uno stile di vita cristiana che chiede a ciascuno di muoversi, di cercare, di non rassegnarsi alla sfiducia.

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