Don Aldo Grechi, prete da 65 anni

L'arciprete di Brancere, insieme a don Silvano Rossi e don Mario Olivi, sarà festeggiato durante la Messa Crismale di giovedì 13 aprile

Dire Brancere significare dire don Aldo Grechi. Il collegamento è automatico, anche perchè dura dal 1962, anno in cui mons. Bolognini lo destinò a questa frazione di Stagno Lombardo, che a quel tempo contava 750 anime e che ora si è ridotta a poco più di 70. Ma don Aldo è sempre lì, a celebrere Messe, amministrare i sacramenti, ad incontrare la gente. Alle sue celebrazioni, a dir la verità, vengono anche tante persone da fuori parrocchia, legati al sacerdote soresinese da stima e amicizia. Quest’anno don Aldo festeggia 65 anni di sacerdozio insieme a don Silvano Rossi, una vita missionario fidei donum in Brasile e don Mario Olivi, arciprete emerito di Corte de’ Frati; gli altri confratelli sono già in Cielo, a celebrare la liturgia celeste: in tutto il giorno dell’ordinazione erano 16, a dirla come il compianto mons. Carlo Pedretti proprio «una eletta schiera di condiscepoli». Nella Messa Crismale di giovedì 13 aprile, in Cattedrale, mons. Napolioni festeggerà in modo particolare per questi tre sacerdoti, gli ultimi ad essere ordinati da un vescovo in «odore di santità», mons. Giovanni Cazzani.

«Sono nato da una famiglia religiosissima – spiega con un filo di voce don Aldo -. Mio padre era ortolano delle monache visitandine di Soresina. La mia camera confinava con la loro cappella, ho ancora nelle orecchie le dolci melodie che al mattino presto le religiose intonavano al Signore. Io però sono nato nella cascina “Paradiso” ad Ariadello, dove sorge il santuario tanto caro ai Soresinesi. Maria con la sua presenza materna mi ha sempre accompagnato nella mia vita di cristiano e di prete».

Gli occhi si inumidiscono quando ricorda gli anni di Seminario: «Sono stati gli anni più belli della mia vita. Eravamo giovani, forti, piene di fervore, desiderosi di servire il Signore nei fratelli, anche se attorno c’era la guerra. Eravamo tanti. Io sono sempre stato un tipo tranquillo e obbediente, per questo motivo il rettore Dondeo, poi vescovo di Alife e quindi di Orvieto, mi voleva bene».

«Quando ho scoperto di avere la vocazione? Grazie al vicario dell’oratorio Sirino di quel tempo (erano gli anni Quaranta, n.d.r.), don Angelo Grassi che poi divenne parroco di Vicomoscano e quindi di Rivarolo Mantovano. Don Angelo, saputo che con assiduità andavo a servire Messa all’altro vicario, don Gottardo Venturati, che seguiva il quartiere di San Rocco, mi chiese se volevo fare il prete. Io che covavo il desiderio di consacrarmi al Signore, anche se come frate questuante, gli aprii il cuore e così iniziai il percorso di discernimento che mi portò ad entrare in Seminario in prima media, insieme ad un altro soresinese don Bruno Manara e al carissimo amico don Pietro Guerreschi. È proprio vero che dietro una vocazione di un prete c’è un altro prete, anche se la famiglia è stata importante! Pensi che noi quattro fratelli avevamo tutti la vocazione: oltre a Madre Chiara che tutti conoscono e che è stata superiore per tanti anni delle suore del Rifugio cuor di Gesù, c’era suor Colomba, visitandina a Bologna – nel suo monastero ho celebrato la mia prima Messa –  e Luigi che aveva la vocazione francescana, ma per vari motivi è finito a fare il vigile urbano a Milano».

Non senza un pizzico d’orgoglio don Aldo ricorda i traguardi scolastici: «Io e don Guerreschi siamo stati gli unici a conseguire il 10 in teologia. Eravamo l’orgoglio del nostro professore mons. Carlo Boccazzi, che mi ha sempre tenuto in considerazione, anche invitandomi a predicare il mese mariano in Cattedrale. Anche l’arcivescovo Cazzani mi voleva bene. Noi lo consideravamo già santo! Era un pastore che si distingueva; sicuramente uno dei migliori in Italia sia per intelligenza, sia per acume pastorale e naturalmente per la sua vita spirituale».

Il primo incarico pastorale di don Aldo dopo l’ordinazione avvenuta l’8 giugno 1952 fu a Genivolta, come vicario del parroco don Gottardo Venturati: «Fu proprio il mio antico vicario di Soresina che mi volle accanto a sè. Furono anni di grande lavore, caratterizzati dall’edificazione del nuovo oratorio. A quel tempo tutti i ragazzi gravitavano sulle parrocchia: era il tempo della ricostruzione dopo i nefasti effetti della guerra, una ricostruzione non solo materiale, ma anche spirituale e morale». Nel 1962 il salto ad arciprete di Brancere, una terra dissodata secoli prima dall’opera e dalla preghiera dei monaci benedettini: «Oltre all’impegno in parrocchia, ho collaborato anche con il direttore della Vita Cattolica, mons. Brocchieri: ero il suo aiutante in tutto, lo accompagnavo anche alle riunioni e ai convegni con gli altri direttori dei settimanali diocesani, ciò mi ha permesso di comprendere di più e meglio la situazione della Chiesa italiana e della società che si stava evolvendo sempre più». Don Aldo è stato poi guida spirituale del collegio della Beata Vergine di Cremona ed è tuttora impegnato nell’associazione «Sostegno all’infanzia» che finanzia progetti di promozione sociale in Kenya, Togo e Brasile, soprattutto nei luoghi dove operano le suore della Beata Vergine. Da ricordare anche il suo impegno come confessore in Cattedrale durato molti anni.

Ma se c’è un’attività legata alla figura di don Aldo è sicuramente la processione della Madonna «Regina del Po», il giorno di Ferragosto. Un evento di fede che richiama migliaia di persone sia dalla sponda cremonese sia da quella piacentina. Nata nel 1978, questa manifestazione coinvolge decine di volontari oltre che naturalmente tutte le società «Canottiere» che svolgono attività sul grande fiume. «Maria mi ha sempre accompagnato in questo mio ministero e sono contento di aver promosso questa celebrazione che rende ancora più solenne e sentita la festa dell’Assunzione nelle nostre terre».

«Sono felice di essere prete, lo sono sempre stato, nonostante le mie fragilità e i miei peccati. Oggi il mondo è molto più complicato rispetto agli anni in cui ho iniziato il mio ministero: i giovani sembrano sempre più disorientati e delusi. Rincorrono facili illusioni che li rendono sempre più infelici. Prego Maria che ci siano sempre più ragazzi disposti a servire il Signore nel sacerdozio e prego perchè siano contenti e grati come lo sono io».

Claudio Rasoli

 

TUTTI I SACERDOTI FESTEGGIATI ALLA MESSA DEL CRISMA 2017

Oltre ai presbiteri della classe di ordinazione 1952 festeggiano il 60° di sacerdozio mons. Giovanni Amigoni, don Ennio Asinari, don Stefano Bonfatti, don Sergio Lodigiani e mons. Giuseppe Soldi; celebrano il 50° di ordinazione don Giuseppe Bernardi Pirini, don Giuseppe Giori, mons. Mario Marchesi, don Franco Morandi, mons. Marino Reduzzi e don Angelo Scaglioni. Ricorda il 25° di Messa don Claudio Rubagotti.

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